Buranco SCIACCHETRA’ Cinque Terre Doc Buranco 2003

11 maggio 2007  Pier-Luigi  Vini (0)
Lo Sciacchetrà è´ un vino dolce, o meglio amabile, con un particolare equilibrio di note dolci e salate; il suo nome deriva dal dialetto ligure ed indica lo schiacciare l´uva (sciac) ed il togliere le vinacce durante la fermentazione (tra). E’ prodotto da uve selezionate di Bosco, Albarola e Vermentino, le stesse uve utilizzate per la produzione del bianco secco, lasciate per lungo tempo ad appassire sui graticci. L´ appassimento avviene all´ ombra, al riparo quindi dall´ azione diretta dei raggi solari, affinché si ottenga la concentrazione degli zuccheri senza pregiudicare l´ equilibrio complessivo del vino. Lo Sciacchetrà e´ un prodotto esclusivo nella zona delle Cinque Terre e nasce da vitigni coltivati su terreni difficili, quasi a picco sul mare; per ottenere una sola bottiglia di questo prezioso vino ambrato e ricco di bouquet sono necessari 18-20 kg di uva. Il disciplinare della DOC prevede un invecchiamento minimo di 12 mesi (durante i quali il vino e´ sottoposto a diversi travasi in piccole botti) ed una gradazione alcolica minima di 17°. Per la tipologia “Riserva” l’invecchiamento minimo è di 3 anni. Si presenta alla vista di colore oro antico con piacevoli riflessi ambrati, limpido e di esuberante consistenza. Al naso di presenta molto intenso e persistente, con decisi sentori di fichi, arancia candita e albicocca matura. In bocca offre una struttura molto complessa, con evidenti sensazioni dolci, mai stucchevoli. Vino raro e da meditazione, il Cinqueterre Sciacchetrà è un ottimo accompagnamento per dolci semplici e tradizionali, ma altrettanto particolare con un ottimo formaggio erborinato di lunga stagionatura come Il Gorgonzola Santi Gran Sapore DOP, formaggio di alta qualità dal sapore deciso e dalla struttura consistente, ottenute anche grazie ad una accurata stagionatura di oltre 90 giorni. Lo Sciacchetrà è un vino simbolo per la Liguria e, soprattutto, per quella piccola ma unica parte di essa - le Cinque Terre - considerata patrimonio dell´umanità dall´UNESCO, una tradizione antica di appassimento sui graticci. Appassimento che fino a qualche anno fa veniva condotto addirittura in casa, dagli stessi vignaioli del luogo non ancora ben attrezzati con moderne strutture. Questo esemplare, presentato in una sobria ma piacevole confezione in cartone, seguita dall´immancabile etichetta scritta in stampatello, si presenta nel calice di un bellisimo color giallo dorato con riflessi ambra, limpidissimo e di consistenza oserei dire didattica. Il naso, dopo un brevissimo accenno di volatile che sparisce quasi immediatamente con adeguata ossigenazione, si apre in un ventaglio di profumi ampio quanto intenso. Su tutto una piacevolissima nota di mela cotogna, poi seguita da albicocca, pesca e fico secco, il tutto in un quadro di generale freschezza, tanto è vero che a snellire il quadro trovi anche una nota fresca di cedro. In bocca, anche qui molto intenso e persistente, rivela grande piacevolezza e bevibilità. Il grande apporto zucherino infatti è ben stemperato da un nerbo acido deciso e dalla grandissima mineralità conferita dai terreni e dalla vicinanza del mare. Di grande equilibrio gustativo, il sorso invoglia di continuo alla beva. Non raggiunge il massimo punteggio solo per quell´incertezza all´olfattivo all´apertura e per un prezzo che, seppur in linea con il prodotto, il mercato, la quantità prodotta, è pur sempre molto oneroso per il consumatore. In enoteca intorno ai 52 euro la bottiglia da 0,375 l, in linea con la nicchia che rappresenta questo ambitissimo prodotto. Sciacchetrà: Origini del nome. La trattativa con il commerciante di vini che s´era svolta in cantina era ormai conclusa, c´era l´accordo sul prezzo. Fu allora che il mercante formulò l´ultima richiesta: ´avete da darmi due bottiglie di sciacatra´ .. << di quello dolce che tenete dietro le botti >> aggiunse. << Sono i preti che lo chiamano sceccatras >>. Sentenziò nonno Bernardo. Sgattaiolai contento fuori dalla cantina, nonno era stato all´altezza anche di fronte a quella parola nuova, cosi difficile per me bambino. Riposi quel ricordo in uno dei cassetti della memoria che poi nel corso della vita ti capita sempre di riaprire. Ripensandoci oggi, deduco: era ovvio che il Genovese aveva confuso il significato del nome sciacchetrà con il gesto che aveva visto compiere decine, forse centinaia di volte dai contadini delle cinque terre durate le sue trattative, ´sciacca´ schiaccia e ´metatra ´ metti dietro la botte. ´Sono i parroci che lo chiamano sceccatras´ aveva detto il nonno, ma perché La tradizione voleva che ogni famiglia, per un mese, provvedesse a fornire alla parrocchia il vino necessario per la consacrazione. Naturalmente si forniva il vino migliore il ´refursa´, vino che nel corso della cerimonia religiosa simboleggia il sangue di Cristo e diviene dunque il vino di Dio. E´ possibile che il misterioso nome derivi dalla bibbia o dall´antico testamento Nome che forse unito al gesto che parroci e contadini compivano per custodire quel bene prezioso potrebbe aver dato origine all´attuale: sciacchetrà . Walter De Batte, quando parla dell´origine del nome sciacchtrà la fa risalire ad epoche remote. ´Credo che l´origine sia riferita al termine semitico ´shekar´ col quale, nella Palestina di 3.000 anni fa, venivano definite le bevande fermentate´. Ma il primo ad introdurre in forma scritta un nome simile all´attuale sciacchetrà fu Telemaco Signorini. Il pittore nelle sue memorie su Riomaggiore cita più volte il vino prodotto da queste parti definedolo buon vino, ma si sofferma anche nella descrizione del passito ´ A settmbre, dopo la vendemmia, si stendono le miglio uve al sole per ottenere il rinforzato o lo sciaccatras, che così è chiamato un vino squisitissimo ..´. Nonno Bernardo affermava che fossero i preti a chiamarlo Sceccatras, ´noi lo chiamiamo refursà´. Signorini, scrive verso la fine dell´ottocento che rinforzato e sciaccatras sono la stessa cosa. Walter ritiene che il nome derivi da un termine semitico ´shekar´. Tutti sono d´accordo sul fatto: si tratta d´un vino SQUISITISSIMO. Tratto dai racconti della ´cantina der vin bun´ Come si fà: Si ricava da uve provenienti dal vitigno autoctono di bosco, con l´aggiunta di piccole quantità di arbarola e vermentino. Poste a passire almeno sino al primo novembre in ambiente asciutto e ventilato. Poi pigiato e lasciato fermentare per 21 giorni. travasato e lasciato affinare per almeno un anno.

 

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